Il punto di arrivo, ormai raggiunto ed indiscutibile, è ritenere il consenso informato come espressione del diritto di autodeterminazione.

Sembra un’affermazione banale, ma essa è il risultato di un lungo iter che ha visto alternarsi decisioni giudiziarie molto differenziate sul tema.
In particolare, il presente contributo, trae spunto dalla sentenza della Suprema Corte di Cassazione n. 11749 del 2018.
Tale sentenza ha “ribaltato” il risultato del primo e del secondo grado di giudizio che erano preceduti nella vicenda e che avevano escluso la risarcibilità del diritto di autodeterminazione poiché, in quel caso, il paziente non aveva dimostrato che: se fosse stato informato, allora non si sarebbe sottoposto all’intervento.

La Corte di Cassazione ha, quindi, ritenuto che il danno al diritto di autodeterminazione sussista ogni qualvolta non venga raccolto il consenso del paziente, salvi i casi di interventi obbligatori ed urgenti; praticamente a prescindere dal risultato medico/terapeutico.
La decisione è recente e non è stata facile da raggiungere perché le normative di settore, eccezion fatta per l’art. 35 del Codice di Deontologia Medica, non trattavano specificamente del consenso predetto.

L’autodeterminazione, in coerenza con la sentenza della Corte Costituzionale n. 438 del 2008, è stata espressamente qualificata sia come valore da tutelare sia come criterio per l’elaborazione e lo studio di istituti di nuovo conio. Ad esempio: il DAT (disposizione anticipata di trattamento, il c.d. testamento biologico).

Tale qualificazione ha comportato l’automatico riconoscimento della plurioffensività degli illeciti che implicano la mancata espressione di un consenso da parte del paziente.
Plurioffensività che rispecchia l’ambivalente natura del consenso: quella negativa, di decidere di non subire trattamenti non voluti; quella positiva, di decidere da sé come disporre del proprio corpo.

Una decisione importante, insomma, che – purtroppo – rischia di comportare, a tutela dei medici ed operatori sanitari, la necessità di far firmare ai pazienti un sacco di moduli in più.

Per una consulenza sui moduli da far firmare per la raccolta del consenso, contattaci all’indirizzo info@zerocrazia.com