L’appalto, in base all’art. 1655 del codice civile, “è il contratto con il quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un’opera o di un servizio verso un corrispettivo in denaro”.

 

Cerchiamo di capire meglio cosa significano queste parole e, quindi, cosa sia l’appalto.

E’ un contratto: quindi è un accordo tra due o più parti che crea un rapporto dotato di rilevanza giuridica e patrimoniale.

Con l’appalto, una parte, l’appaltatore, si obbliga al compimento di un’opera o di un servizio, ad esempio: la ristrutturazione di un immobile. L’altra parte, il conduttore, si obbliga a pagare l’opera o il servizio (dopo averne verificato la corretta realizzazione).

 

Molto importante la specificazione “con gestione a proprio rischio” poiché l’appaltatore assume su di sé il rischio, ad esempio, di non riuscire a coprire i costi di esecuzione dell’opera, ma (anche, per quello che interessa oggi) il rischio del perimento dell’opera prima della consegna, nonché il rischio del verificarsi di eventi che ne impediscano la realizzazione.

L’appalto è un contratto che comporta, a carico dell’appaltatore, un obbligo di risultato: il compimento dell’opera.

Diverso, ad esempio, dal contratto d’opera che prevede un obbligo di mezzi (ovvero l’obbligo di eseguire una determinata prestazione, indipendentemente – o quasi – dal risultato, sulla tematica torneremo nei prossimi giorni).

In base all’articolo 1667 del codice civile: l’appaltatore è responsabile nei confronti del committente qualora l’opera non sia conforme a quanto pattuito o alle regole dell’arte.

Inoltre: l’appaltatore è anche responsabile, dopo la fine dell’esecuzione del contratto, per la rovina e difetti degli immobili destinati, per loro natura, a lunga durata. Si tratta di una responsabilità di tipo extracontrattuale che si aggiunge a quella contrattuale ex art. 1667 c.c.

 

E cosa succede se durante la ristrutturazione ed il rifacimento prende fuoco l’opera?

…Se poi si tratta di un’immobile di pregio artistico / storico e culturale come Notre Dame?

Una prima risposta, è fornita dalla Corte di Cassazione con la sentenza, in data 28.09.2018, n. 23442, secondo cui:

In caso di danni subiti da terzi nel corso dell’esecuzione di un appalto, bisogna distinguere tra i danni derivanti dall’attività dell’appaltatore e i danni derivanti dalla cosa in oggetto dell’appalto; per i primi si applica l’articolo 2043 c.c. e ne risponde di regola esclusivamente l’appaltatore (in quanto la sua autonomia impedisce di applicare l’articolo 2049 c.c. al committente), salvo il caso in cui il danneggiato provi una concreta ingerenza del committente nell’attività stessa e/o la violazione di specifici obblighi di vigilanza e controllo; per i secondi, risponde anche il committente ai sensi dell’articolo 2051 c.c., in quanto l’appalto e l’autonomia dell’appaltatore non escludono la permanenza della qualità di custode della cosa da parte del committente; in quest’ultimo caso, il committente, per essere esonerato dalla sua responsabilità nei confronti del terzo danneggiato, non può limitarsi a provare la stipulazione dell’appalto, ma deve fornire la prova liberatoria richiesta dall’articolo 2051 c.c., e quindi dimostrare che il danno si è verificato esclusivamente a causa del fatto dell’appaltatore, quale fatto del terzo che egli non poteva prevedere e/o impedire (e fatto salvo il suo diritto di agire eventualmente in manleva contro l’appaltatore).

Sul tema, lungo e spinoso, prima di andare avanti nella trattazione, ci piacerebbe ricevere le vostre domande ed osservazioni.

A tal fine: info@zerocrazia.com o il numero 351.9849516.