Danno da occupazione abusiva: cos’è e cosa deve provare il proprietario dell’immobile per riscattarlo
L’occupazione abusiva di un immobile consiste nell’azione di un soggetto che decide di occupare senza alcun diritto la proprietà altrui, stabilendosi all’interno di essa senza averne alcun titolo, al fine di farne uso.
Proprio per il fatto che l’occupazione avviene senza un diritto, questo fenomeno viene anche chiamato “occupazione senza titolo” e non comprende solamente la collocazione abusiva di un soggetto del tutto estraneo al proprietario che permanga nella abitazione altrui, ma anche a seguito di una scadenza di un contratto di locazione o di uno sfratto causa morosità.
Dopo alcune modifiche riguardo a tale fatti, attualmente, la giurisprudenza, nel caso di occupazione di immobili senza titolo, ritiene che il danneggiato, e quindi proprietario dell’immobile, che chiede in giudizio il risarcimento dell’illecita occupazione abusiva del proprio immobile, è obbligato a provare di aver subito un’effettiva perdita del proprio patrimonio per il fatto di non aver potuto usufruire del bene, ovvero vendendolo o affittandolo.
Il danno da occupazione abusiva, quindi, non coincide con l’evento occupazione, ma è un danno-conseguenza. Ebbene, queste conseguenze, dovranno essere provate. È, dunque, onere del danneggiato dare la specifica prova del danno subito al fine di ottenere il risarcimento del danno.
Il cittadino che lamenti una violazione dei suoi diritti potrà presentare una querela presso la Procura della Repubblica, chiedendo un intervento della polizia giudiziaria.
Nel caso in cui l’invasione sia in corso e quindi ci si trovi in presenza di reato, la polizia ha l’obbligo di intervenire senza dover attendere un provvedimento del magistrato. È importante che però l’intervento delle forze dell’ordine è obbligatorio quando l’occupazione sia avvenuta fin dall’origine senza il consenso del proprietario.