Numerosi locali, per la struttura di cui si sono dotati, devono offrire agli esercenti la possibilità di accedere ai servizi.
Quindi: il bagno ci dev’essere e deve essere messo a disposizione dei clienti.
L’inosservanza di tali doveri espone al rischio di una salata multa.
La normativa prevede che solo i clienti (soggetti paganti) abbiano il diritto di usufruire dei servizi.
Perciò, la prassi ha visto formarsi la “tassa-pipi”.
Si entra in un bar, si chiede un caffè o un bicchiere d’acqua e si usufruisce dei servizi.
C’è chi si lamenta per la necessità di dover pagare un servizio di primaria necessità e chi, dall’altra parte, ritiene che sia eccessivamente gravoso offrire un servizio, adeguato, a fronte del pagamento di un “solo caffè”.
Servizi sporchi o privi di carta igienica rappresentano la principale lamentela degli esercenti.
Costi eccessivi per un servizio di fatto non remunerato sono, invece, la principale lamentela dei gestori.
Questi ultimi, spesso, ricorrono all’esposizione del cartello “guasto”, ma, tuttavia, non permettere l’accesso ai servizi in mancanza di un giustificato motivo espone al rischio di una salata multa.
Tirando le fila di questo discorso e della comune esperienza di tutti: l’educazione deve superare il dato normativo affinché sia possibile un lieto incontro.
I gestori devono mettere a disposizione dei servizi puliti a fronte di un rimborso.
Gli esercenti devono usare i servizi, come se fossero quelli della loro casa, avendo cura di non incrementare eccessivamente le spese del gestore a fronte di una spesa minima per un servizio essenziale.