Oggi, come anticipato, ci occuperemo di un altro degli istituti ricompresi nella categoria dei c.d. quasi contratti: il pagamento dell’indebito (artt. 2033 – 2040 c.c.).

Tale istituto si presenta quando un soggetto compie una prestazione non dovuta.

Se la prestazione è “non dovuta” in quanto non sussiste alcun obbligo, si ha un c.d. indebito oggettivo.

Due elementi:

  1. la prestazione;
  2. la mancanza dell’obbligo.

Se la prestazione è “non dovuta” in quanto il soggetto che la effettua o il soggetto che la riceve non sono legittimati, a causa di un errore scusabile (requisito non richiesto per l’indebito oggettivo, la cui mancanza comporta l’integrazione della diversa fattispecie ex art. 1180 c.c.) si ha un c.d. indebito soggettivo.

Due elementi:

  1. la prestazione;
  2. il coinvolgimento di soggetti diversi da quelli legittimati.

Fuori dai casi in cui un soggetto non adempia volontariamente la prestazione cui è tenuto un altro o si verifichi un atto di liberalità o di c.d. creditore apparente (di cui parleremo nel prosieguo perché rappresenta l’unica ipotesi di prestazione liberatoria effettuata nei confronti di un soggetto non legittimato).

In ogni caso sorge un obbligo restitutorio a favore di chi ha compiuto la prestazione non dovuta.

Ciò in quanto il nostro ordinamento tende a non permettere la cristallizzazione di attribuzioni patrimoniali non sorrette da alcuna giustificazione (diversamente dall’ipotesi di vizio della causa, la prestazione è valida, ma fa sorgere il predetto obbligo restitutorio).

L’oggetto di tale obbligo restitutorio varia in base alla buona fede o alla mala fede di chi ha ricevuto la prestazione.

Nel primo caso (buona fede), se possibile, il soggetto dovrà restituire quanto ricevuto, con interessi e frutti dal momento della domanda e non risponderà del deterioramento o perimento (salvo che questi ultimi non dipendano da causa allo stesso imputabile) se non nei limiti dell’arricchimento.

Nel secondo caso (mala fede), il soggetto dovrà restituire quanto ricevuto, oltre gli interessi, i frutti a far data dal ricevimento della prestazione e risponderà del deterioramento e del perimento.

Un’eccezione a questa regola è rappresentata dal caso dell’incapace che è tenuto a restituire quanto ha ricevuto solo nel quantitativo che è stato rivolto a suo vantaggio.

L’obbligo restitutorio non sorge:

  • (i) in caso di “obbligazioni naturali” ovvero nel caso in cui il soggetto, non incapace, abbia compiuto una prestazione non dovuta, ma lo abbia fatto, spontaneamente, in virtù di obblighi, non legali, bensì morali o sociali (alle obbligazioni naturali sarà dedicato un apposito approfondimento);
  • (ii) nel caso di prestazioni contrarie al buon costume o all’ordine pubblico.

Speriamo di esserVi stati utili.

Il prossimo appuntamento con “Law Beat” per lunedì 5 agosto 2019.

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