Iniziamo, finalmente, a trattare di una tematica fondamentale per il nostro ordinamento civile e, anche, per la vita di tutti i giorni: i contratti.

Il codice civile dedica, alla disciplina dei contratti, numerosi articoli.

Prima, concentrandosi su “i contratti in generale” dall’art. 1321 all’art. 1469 c.c.; poi, dedicandosi ai “singoli contratti”.

Ora, è importante concentrare l’attenzione sulla nozione di contratto.

Esso è definito, dall’art. 1321 c.c. come “l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere, tra loro, un rapporto giuridico patrimoniale”.

I contratti hanno, in base alla definizione appena enunciata, una struttura quantomeno bilaterale, dovendo coinvolgere “due o più parti”, intese quali centri di imputazione di interesse e non come singoli soggetti.

Alcuni studiosi ammettono la configurabilità dell’istituto dei “contratti unilaterali”, ma sul tema – data la complessità – ci dovremo soffermare in un’altra giornata.

Il contratto, inoltre, è un particolare tipo di negozio giuridico, definito da Messineo come “una dichiarazione di volontà, o un complesso di dichiarazioni di volontà diretto alla produzione di determinati effetti giuridici che l’ordinamento riconosce e garantisce nei limiti della corrispondenza o congruità tra esso e la volontà che li persegue”.

Il contratto, pertanto, è l’incontro di volontà dirette alla produzione di determinate conseguenze giuridiche che possono implicare:

-la costituzione e, quindi, l’insorgenza di una posizione giuridica soggettiva o di un rapporto giuridico;

-la regolamentazione di una situazione giuridica già in essere; la cessazione della stessa.

In particolare, però, gli effetti che possono essere ricercati e prodotti con un accordo contrattuale non sono tassativamente elencati in un elenco predeterminato; l’art. 1322 c.c., difatti, enunciando il principio di autonomia contrattuale, sancisce che “le parti possono liberamente determinare il contenuto del contratto (…) e possono anche concludere contratti che non appartengono ai tipi aventi una disciplina particolare (1469 e ss. c.c.) purché siano diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico”.

Da ultimo, per oggi, è ancora necessario evidenziare che la locuzione “tra loro”, contenuta all’art. 1321 c.c., anticipa il principio di relatività affermato dall’art. 1372 c.c., secondo cui “il contratto ha forza di legge tra le parti (…) e non produce effetti rispetto ai terzi che nei casi previsti per legge”.

In altre parole, il contratto vincola solo i soggetti che lo hanno stipulato e può avere effetti, c.d. riflessi, nei confronti di altri soggetti, solo nelle ipotesi che vengono specificamente previste dal legislatore e, nella quasi totalità dei casi, solo qualora i predetti effetti abbiano una valenza positiva / di arricchimento nei confronti dei terzi indirettamente coinvolti.

Il prossimo appuntamento con “Law Beat” per lunedì 20 gennaio 2020.

Per info e suggerimenti: