Iniziamo, da oggi, a delineare la disciplina generale delle obbligazioni.

Sarà necessario occupare più appuntamenti della nostra rubrica perché i temi da affrontare sono molti, importanti e non sempre di immediata comprensione.

Innanzitutto è necessario evidenziare, sin da subito, che nella disciplina che stiamo per analizzare sono presenti sia di articoli molto specifici, sia di articoli molto generici.

Per orientarci meglio, per non dimenticare nulla e per comodità, seguiremo l’ordine degli articoli del codice civile, partendo – quindi – dall’art. 1173 c.c., procedendo in ordine.

Abbiamo già detto (il 15 luglio 2019, nella nostra rubrica alla seguente pagina) che l’art. 1173 c.c. elenca le c.d. fonti delle obbligazioni per le quali rimandiamo alla lettura dell’articolo.

Il successivo art. 1174 c.c. statuisce che:  “la prestazione che forma oggetto dell’obbligazione deve essere suscettibile di valutazione economica e deve corrispondere a un interesse, anche non patrimoniale, del creditore”.

Ovvero la prestazione deve avere una rilevanza economica anche se orientata alla soddisfazione di  un interesse non economico (es. morale).

 

Le prestazioni che non sono suscettibili di una valutazione economica non vengono disciplinate in questa parte del codice civile, ma – ad esempio – nell’ambito del diritto di famiglia.

Il rispetto della norma citata comporta la possibilità di riconoscere alla prestazione e, quindi, all’obbligazione la c.d. rilevanza giuridica.

Alla rilevanza giuridica consegue l’operatività ed applicabilità di tutte le norme che analizzeremo.

 

L’art. 1175 c.c. con poche parole, enuncia un principio per la cui trattazione non basterebbero 10 manuali, ma cercheremo di fare altrimenti.

In particolare afferma che: “il debitore ed il creditore devono comportarsi secondo le regole della correttezza”.

Tale postulato è stato inteso come espressione del dovere, per entrambe le parti, di comportarsi lealmente, secondo buona fede e con l’intento di preservare la sfera giuridica altrui.

La correttezza deve caratterizzare, in senso oggettivo, la condotta materiale di entrambe le parti.

Ovvero le parti devono non solo adempiere le prestazioni dalle stesse dovute, ma devono farlo senza ledere la sfera giuridica altrui e senza comportare sforzi / aggravi inutili per l’altra parte (si introduce, a tal riguardo, il concetto di “apprezzabile sacrificio” di cui avremo modo di parlare).

Il dovere di correttezza non è un principio generale ed astratto, ma integra il contenuto delle obbligazioni e, più in generale, dei contratti cui si riferisce.

L’operatività del dovere predetto comporta, tra le conseguenze, la delineazione dei c.d. doveri di protezione (articolazioni del più generale dovere di solidarietà, ex art. 2 Costituzione).

Certo non si può parlare del dovere di correttezza, senza menzionare il principio di buona fede e della diligenza di cui parleremo dalla prossima settimana, dove ci occuperemo del capo dedicato all’adempimento delineato dall’art. 1176 all’art. 1217 del codice civile.

Il prossimo appuntamento con “Law Beat” per lunedì 9 settembre 2019.

Per info e suggerimenti: