Trattiamo delle importantissime obbligazioni pecuniarie.

Come anticipato nell’articolo del 5 agosto u.s., esse sono disciplinate dall’art. 1277 all’art. 1284 del codice civile, con un ulteriore specificazione all’art. 1224 c.c.

Parliamo, cioè, di quelle obbligazioni in cui la prestazione, che ne rappresenta l’oggetto, è la dazione di una somma di denaro.

L’ammontare di tale somma:

-può essere determinato sin dall’inizio (obbligazione di valuta; es. dovere di dare 6.000 Euro);

-può essere determinato in un momento successivo (obbligazione di valore; es. dovere di risarcire il danno alla macchina).

Le obbligazioni di valuta sono soggette al principio nominalistico, ex art. 1277 c.c..

Si estinguono, perciò, con la dazione della somma originariamente prevista, salvi eventuali interessi pattuiti tra le parti.

E’ opportuno, da subito, precisare che il codice prevede tre categorie di interessi:

-(i) interessi corrispettivi: 1282 c.c., che possono essere calcolati su una somma certa, liquida ed esigibile;

Calcolati di norma al c.d. tasso legale, ma le parti possono prevedere un tasso più alto, purché non usurario (sul tema torneremo).

-(ii) interessi moratori, ex art. 1224 c.c., di cui abbiamo già parlato che rappresentano la conseguenza, immediata, della mora del debitore;

-(iii) interessi compensativi, previsti quale compenso per il godimento di un bene, menzionati da diversificate discipline, come – ad es. l’art. 1499.

Gli interessi non producono interessi per effetto del c.d. divieto di anatocismo ex art. 1283 c.c.

Salvo che la capitalizzazione degli interessi non sia prevista per accordo tra le parti, sancita da un Giudice, se gli interessi sono scaduti da almeno 6 mesi.

Il prossimo appuntamento con “Law Beat” per lunedì 18 novembre 2019.

Per info e suggerimenti: